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γνῶθι σεαυτόν 

“Scoprire noi stessi” è fondamentale per aiutare noi stessi e gli altri.

Nel mio cammino di insegnante cerco sempre di conoscermi meglio per poter essere utile ai miei studenti. Grazie ad una docente mi sono imbattuta nella lettura di questo testo: “Quaderno di decompressione per persone sensibili” di Nicoletta Travaini.

La collega ne aveva postato delle pagine su un noto social e, scorrendole, ho ritrovato alcuni elementi che mi caratterizzano da sempre.

Su questo aspetto della mia personalità rifletto da tanto tempo, esso affiora nel mio quotidiano e resta lì a galleggiare sospeso tra conscio e subconscio.  

Due domande dense di significato, che mi sono state fatte  in momenti diversi, hanno costituito il punto di partenza della mia riflessione:

  • La madre di un mio studente, dolce e sensibile, mi ha rivelato di essere molto preoccupata per suo figlio.

Da docente le stavo raccontando di quanto io ammirassi la pacatezza, la gentilezza ed il buon cuore del ragazzo. La donna mi ha risposto ringraziandomi ma palesando le sue remore sulla fragilità e sulla futura incapacità del figlio di reagire alla cattiveria del mondo che lo avrebbe esposto a sofferenze continue;

  • Una persona molto intelligente e  molto cara mi ha chiesto cosa significhi “sentire tutto con il cuore”.

Questi stimoli cogitandi, come mi piace chiamarli, hanno vorticato nella mia mente e nella mia anima a lungo. La mia prima risposta ad essi è stata: essere molto sensibili, sentire con i sentimenti, essere empatici non sono difetti, ma qualità.

Ne sono sempre stata convinta anche quando i miei cari, preoccupati per me, mi esortavano ad essere diversa. Il mio buon cuore, la mia gentilezza, le mie innate capacità di ascolto e di empatia sono state spesso scambiate per debolezza, per stupidità e per remissività.

Così nella mia continua ricerca di equilibrio e di conoscenza anche per poter aiutare ed orientare, meglio, studenti e ragazzi, l’essermi imbattuta per caso nella definizione di PAS (personalità altamente sensibili) mi ha aiutato a capire che essere molto sensibili è effettivamente una qualità. Come ogni dote, tuttavia, va incanalata perché potrebbe sopraffarci se non usata nel modo giusto. La vita delle persone altamente sensibili non è facile: in un mondo in cui domina l’aggressività, la competizione, la frenesia e il desiderio di sopraffazione, essere empatici espone a stress emotivo e a continue sofferenze psicosomatiche.

 A quanti pericoli per il proprio equilibrio rimanda l’essere così sensibili e disponibili?

Come si legge nel libro “Il quaderno di decompressione per persone sensibili” le persone sensibili, la sera dopo continue sollecitazioni, si sentono oppressi da un peso ed incapaci di liberarsene. Arrivati a questa terza fase “Zona di crollo”, le persone molto sensibili desiderano [dormire, svenire, chiudersi in una stanza in silenzio, piangere, sfogare contro persone innocenti la rabbia e congetturare pensieri assurdi, deleteri e nocivi].

Nel libro “Il quaderno di decompressione per persone sensibili” si trovano numerose strategie pratiche, che, non solo facilitano il nostro percorso di accettazione del sé, ma ci aiutano anche a stare e a vivere meglio.

Conoscersi per amarsi e per vivere con serenità.